Introduzione: non basta dire “smaltire il lattato”

Nel ciclismo si parla spesso di capacità di smaltire il lattato come se fosse una qualità semplice e facilmente identificabile.

Un atleta viene definito “bravo a smaltire”, un altro viene considerato poco efficiente nel recupero e alcuni allenamenti vengono prescritti con l’obiettivo generico di migliorare la clearance.

Il problema è che la clearance del lattato non può essere descritta correttamente attraverso un unico numero.

Dipende dall’intensità alla quale viene misurata, dal livello di produzione contemporanea di lattato, dalla potenza aerobica e glicolitica dell’atleta, dalla sua composizione corporea e dall’ampiezza dello spazio nel quale il lattato viene distribuito.

Per questo è più corretto parlare di una curva di clearance del lattato.

La domanda non è solamente:

Quanto lattato riesce a smaltire questo atleta?

La domanda più utile è:

A quale intensità raggiunge la massima clearance, quanto è elevato il picco e fino a quale potenza riesce a mantenere uno smaltimento netto positivo?

Questi tre elementi descrivono caratteristiche differenti della curva e possono richiedere stimoli di allenamento differenti.

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Che cos’è la clearance del lattato

Il lattato è un prodotto del metabolismo glicolitico e rappresenta un importante intermedio metabolico. Può essere trasportato tra cellule e tessuti, utilizzato come substrato energetico e convertito nuovamente in piruvato per essere ossidato.

Il lattato ematico viene spesso utilizzato anche come marker indiretto della risposta metabolica e della fatica. Il suo aumento accompagna una maggiore attivazione glicolitica e, nelle condizioni di esercizio intenso, si associa alle alterazioni dell’equilibrio acido-base cellulare.

È però importante distinguere tra produzione, rimozione e concentrazione.

La concentrazione di lattato che misuriamo nel sangue con il lattacidometro rappresenta il risultato netto di numerosi processi:

  • produzione muscolare;
  • trasporto dal muscolo al sangue;
  • distribuzione nei diversi compartimenti corporei;
  • utilizzo da parte di altri muscoli;
  • ossidazione a livello muscolare e cardiaco;
  • captazione da parte di fegato e altri tessuti.

La clearance del lattato descrive quindi la capacità di rimuovere e utilizzare il lattato presente nel sistema.

Donovan e Brooks, 1983. Conversione del lattato in glucosio in animali allenati e non allenati al crescere del consumo di ossigeno. Negli animali non allenati la gluconeogenesi da lattato aumenta fino a un’intensità intermedia, per poi diminuire durante l’esercizio più intenso. Negli animali allenati continua invece a crescere, mostrando una maggiore capacità di riciclare il lattato anche a elevate richieste metaboliche

Ma anche questa definizione deve essere ulteriormente precisata.

Clearance lorda e clearance netta

La clearance lorda rappresenta la quantità di lattato rimossa indipendentemente da quanto lattato venga prodotto nello stesso momento.

A livello cellulare, la capacità complessiva di utilizzare lattato tende ad aumentare con l’intensità: aumentando la richiesta energetica, aumenta anche la possibilità che il lattato venga trasportato e ossidato dai tessuti metabolicamente attivi.

Hemhoff, 2023. Andamento della clearance lorda di lattato in funzione dell’intensità.

La clearance netta è invece la differenza tra:

lattato rimosso − lattato contemporaneamente prodotto.

È questa la grandezza più vicina a ciò che osserviamo misurando nel tempo la concentrazione ematica.

Un atleta potrebbe infatti utilizzare molto lattato, ma produrne ancora di più. In questo caso la clearance lorda sarebbe elevata, mentre il bilancio netto mostrerebbe comunque un accumulo.

Questa distinzione spiega perché la curva della clearance netta non cresce linearmente con l’intensità.

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Perché la clearance netta segue una curva a campana

La presentazione descrive la clearance netta attraverso una curva a campana.

Alle intensità molto basse, la richiesta metabolica è limitata. Anche l’utilizzo del lattato come combustibile è relativamente contenuto.

Aumentando progressivamente l’intensità, cresce la domanda energetica dei muscoli ossidativi e aumenta la possibilità di captare e utilizzare il lattato presente nel sangue.

La clearance netta tende quindi ad aumentare.

Il massimo viene generalmente raggiunto intorno al 45–65% del V’O₂max, in un’area che può collocarsi vicino alla zona aerobica, alla Z2 e, in molti atleti, all’intensità di FATmax.

Hermansen et Stensvold, 1972. Capacità netta di smaltimento del lattato in funzione dell’intensità in diversi soggetti

Non si tratta però di un intervallo universale. La collocazione precisa dipende dal profilo fisiologico individuale.

Superato il picco, la produzione glicolitica cresce progressivamente. La rimozione del lattato può continuare ad aumentare in termini assoluti, ma non è più sufficiente a compensare la produzione contemporanea.

La clearance netta comincia quindi a diminuire.

Menzies et al., 2010. Andamento delle concentrazioni di lattato in funzione del tempo a diverse intensità di esercizio dopo sforzo sovramassimale.

Cosa accade intorno alla MLSS

In prossimità della MLSS, produzione e rimozione del lattato tendono a equivalersi.

La clearance netta è quindi vicina allo zero:

lattato rimosso ≈ lattato prodotto

Questo non significa che il lattato non venga utilizzato.

Significa che il lattato rimosso viene sostituito da una quantità simile di lattato prodotto, mantenendo una condizione di equilibrio dinamico.

Cosa accade sopra la MLSS

Oltre la MLSS, il tasso di produzione supera progressivamente la capacità di rimozione.

La clearance netta diventa negativa e compare un accumulo crescente nel tempo.

Più ripida è la curva di accumulo, più rapidamente aumenta la concentrazione di lattato alle intensità superiori alla soglia e più breve sarà, in generale, il tempo durante il quale quella potenza potrà essere sostenuta.

Il passaggio dalla clearance all’accumulo non rappresenta quindi l’accensione improvvisa di un sistema anaerobico, ma un progressivo sbilanciamento tra flussi metabolici già presenti.

Cinetica netta del lattato al variare dell’intensità ricavata dal nostro test metabolico (FLOW Metabolic Test)

Il picco di clearance non coincide con la MLSS

Uno degli errori più comuni è pensare che la massima clearance netta del lattato si verifichi vicino alla soglia.

In realtà, in prossimità della MLSS, il bilancio netto tende già verso lo zero.

Il picco di clearance si trova generalmente a un’intensità inferiore, dove:

  • la richiesta ossidativa è sufficientemente elevata;
  • il lattato può essere utilizzato come substrato;
  • la produzione glicolitica rimane ancora relativamente controllata.

Questo spiega perché un recupero attivo può essere più efficace di un recupero completamente passivo, ma solo se l’intensità scelta rimane compatibile con un bilancio netto favorevole.

Un recupero troppo intenso può aumentare la produzione di lattato e ridurre, anziché migliorare, la velocità di recupero.

Il punto ottimale non è quindi necessariamente la potenza più alta sostenibile durante il recupero.

È la potenza alla quale la differenza tra rimozione e produzione è massima.

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Atleti diversi, curve di clearance diverse

La clearance non è uguale per tutti.

Atleti con caratteristiche metaboliche differenti possono presentare curve molto diverse per:

  • altezza del picco;
  • potenza alla quale il picco viene raggiunto;
  • ampiezza dell’intervallo nel quale la clearance rimane positiva;
  • intensità alla quale produzione e rimozione raggiungono l’equilibrio;
  • velocità con cui compare l’accumulo oltre la MLSS.

Nell’articolo vengono utilizzate, a scopo illustrativo, curve stimate relative a tre profili WorldTour differenti: un atleta più aerobico, un all-rounder e uno sprinter con maggiore componente glicolitica.

Non si tratta di misurazioni dirette dei singoli corridori, ma di una rappresentazione dei possibili effetti di profili fisiologici diversi.

Stime delle curve di clearance del lattato in funzione dell’intensità relativa (watt/kg) di tre atleti World Tour con caratteristiche fisiologiche diverse: aerobico, all rounder e sprinter

Profilo prevalentemente aerobico

Un atleta con elevata potenza aerobica e buona capacità ossidativa può presentare:

  • un picco di clearance più alto;
  • una curva più ampia;
  • una maggiore traslazione verso destra;
  • capacità di smaltire lattato anche a potenze assolute elevate.

Profilo all-rounder

Un atleta con caratteristiche intermedie può mostrare una curva equilibrata, con buona clearance ma anche una componente glicolitica utile nei cambi di ritmo, nelle accelerazioni e negli sforzi brevi.

Profilo glicolitico o sprinter

Un atleta con V’Lamax elevata può produrre lattato rapidamente anche a intensità relativamente moderate rispetto al proprio massimo.

La sua curva netta può quindi:

  • raggiungere un picco inferiore;
  • iniziare a scendere prima;
  • raggiungere lo zero a una potenza relativa più bassa;
  • trasformarsi più rapidamente in accumulo.

Questo non significa necessariamente che lo sprinter abbia una scarsa capacità assoluta di utilizzare lattato.

Può significare che l’elevata produzione contemporanea riduce il bilancio netto osservabile.

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Intensità relativa e potenza assoluta raccontano due storie differenti

Una stessa curva può essere rappresentata in funzione della percentuale di V’O₂max oppure della potenza assoluta.

Le due letture non sono intercambiabili.

Un atleta estremamente aerobico potrebbe raggiungere il picco a una percentuale simile del V’O₂max rispetto a un altro atleta, ma esprimerlo a una potenza assoluta molto più elevata.

Al contrario, un atleta glicolitico potrebbe presentare una clearance discreta in termini assoluti, ma raggiungere rapidamente un livello di produzione che annulla il bilancio netto.

Per la prescrizione dell’allenamento servono quindi entrambe le prospettive:

  • intensità relativa, per comprendere il costo fisiologico;
  • potenza assoluta, per tradurre quel costo in watt utilizzabili sul campo.
Stime delle curve di clearance del lattato in funzione dell’intensità relativa (% V’O2max) di tre atleti World Tour con caratteristiche fisiologiche diverse: aerobico, all rounder e sprinter
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Da cosa dipende la curva di clearance

Nella sintesi proposta, la clearance del lattato dipende principalmente da tre fattori:

  1. V’O₂max;
  2. V’Lamax;
  3. spazio di diluizione del lattato e composizione corporea.

V’O₂max

Il V’O₂max rappresenta la massima potenza del sistema aerobico.

Una maggiore capacità aerobica può favorire:

  • una maggiore ossidazione del lattato;
  • una più elevata capacità mitocondriale;
  • un migliore utilizzo dei substrati;
  • una clearance mantenuta a intensità assolute superiori.

Un V’O₂max elevato, da solo, non descrive però completamente la curva.

Due atleti con lo stesso V’O₂max possono produrre quantità molto diverse di lattato alla stessa intensità relativa.

Per questo deve essere valutato insieme alla V’Lamax.

V’Lamax

La V’Lamax rappresenta il massimo tasso di produzione del lattato ed è utilizzata come indicatore della potenza glicolitica.

A parità di potenza aerobica, una V’Lamax maggiore tende ad aumentare la produzione di lattato durante le intensità medio-alte.

Questo può ridurre la clearance netta, anticipare il punto di equilibrio e rendere più ripida la curva di accumulo sopra MLSS.

Una V’Lamax elevata non è necessariamente negativa.

Può essere fondamentale per sprint, rilanci, accelerazioni e sforzi brevi. Deve però essere coerente con la disciplina, il ruolo e le richieste prestative dell’atleta.

Spazio di diluizione e composizione corporea

La concentrazione di lattato è espressa in mmol/L.

Di conseguenza, il volume nel quale il lattato viene distribuito influenza il valore misurato.

Una maggiore massa metabolicamente attiva e un maggiore spazio di diluizione possono modificare la concentrazione ematica osservata e il valore della clearance espresso in mmol/L/min.

Questo punto richiede attenzione: una variazione del valore misurato non corrisponde necessariamente, nella stessa proporzione, a un miglioramento dei trasportatori o dell’ossidazione cellulare.

Una parte dell’effetto può dipendere semplicemente dal volume nel quale la stessa quantità di lattato viene distribuita.

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L’esempio della composizione corporea

Ad esempio, una riduzione della massa grassa dal 15% al 5% determina un aumento dello spazio di diluizione del 9,2%, passando da:

37,97 a 41,81 litri.

La clearance stimata aumenta conseguentemente da:

0,45 a 0,49 mmol/L/min.

Considerando uno sforzo nel quale siano stati accumulati 10 mmol/L di lattato, questa differenza comporterebbe una riduzione del tempo teorico di recupero superiore a un minuto.

Il messaggio non è che sia necessario raggiungere percentuali di massa grassa estreme.

Il punto è mostrare che la clearance misurata in mmol/L/min non dipende esclusivamente dalla funzione mitocondriale, ma anche dalle caratteristiche corporee dell’atleta.

La composizione corporea deve quindi essere interpretata nel contesto della salute, della disponibilità energetica e delle richieste della disciplina, non ricercando indiscriminatamente il peso più basso possibile.

Modificazione del picco della curva di clearance del lattato in seguito ad una modificazione della composizione corporea.

Le tre caratteristiche modificabili della curva

Per comprendere come allenare la clearance, possiamo scomporre la curva in tre caratteristiche geometriche:

  1. picco;
  2. ampiezza della base;
  3. traslazione.

Questi tre elementi non indicano lo stesso adattamento.

Caratteristiche di una curva che rappresenta il potenziale di smaltimento del lattato: picco, traslazione e ampiezza.

Un programma potrebbe aumentare il picco senza spostare significativamente la curva verso destra. Un altro potrebbe permettere all’atleta di mantenere una clearance positiva a potenze superiori senza aumentare molto il valore massimo.

1. Il picco di clearance

Il picco rappresenta il massimo tasso di clearance netta raggiunto dall’atleta.

Una crescita verticale del picco significa che, all’intensità ottimale, l’atleta riesce a rimuovere una maggiore quantità di lattato per unità di tempo.

Nella gerarchia qualitativa proposta dalla presentazione, il picco è influenzato da:

  • spazio di diluizione e composizione corporea: influenza elevata;
  • volume di allenamento: influenza molto elevata;
  • intensità medio-alte: influenza elevata.

Il volume sembra quindi rappresentare la leva principale.

Questo è coerente con l’idea che una grande base di lavoro aerobico possa aumentare la densità mitocondriale, la capacità ossidativa e la quantità complessiva di tessuto in grado di utilizzare lattato.

Gli allenamenti a intensità medio-alta possono contribuire, ma non sostituiscono necessariamente il ruolo del volume.

Modificazione del picco della curva di clearance del lattato in seguito ad un intervento di allenamento di 12 settimane.

2. L’ampiezza della base

L’ampiezza rappresenta l’intervallo di potenze nel quale la clearance rimane positiva.

Una base più ampia significa che l’atleta riesce a utilizzare lattato efficacemente in un range più esteso di intensità.

Nella sintesi proposta:

  • composizione corporea: influenza trascurabile o non primaria;
  • volume: influenza elevata;
  • intensità medio-alte: influenza molto elevata.

In questo caso, gli stimoli a intensità medio-alta sembrano avere un peso maggiore.

Tradotto in termini pratici, un atleta non deve solamente aumentare la clearance alla propria intensità ottimale. Deve anche imparare a mantenere un bilancio favorevole quando la potenza cresce e la produzione glicolitica diventa più importante.

Questo adattamento può essere rilevante nelle gare caratterizzate da continui cambi di ritmo, nelle salite irregolari e nelle fasi in cui è necessario recuperare pur mantenendo una potenza significativa.

Modificazione dell’ampiezza della curva di clearance del lattato in seguito ad un intervento di allenamento di 8 settimane con focus MLSS.

3. La traslazione della curva

La traslazione rappresenta lo spostamento dell’intera curva verso destra.

Una curva traslata permette all’atleta di raggiungere e mantenere una buona clearance a potenze assolute superiori.

Nella presentazione, la traslazione è associata principalmente a:

  • regime nutrizionale e composizione corporea: influenza non primaria;
  • volume: influenza molto elevata;
  • intensità medio-alte: influenza elevata.

Il volume torna quindi a rappresentare la leva principale.

L’intensità contribuisce a rendere utilizzabile la capacità ossidativa a potenze maggiori, ma senza una base aerobica sufficiente il rischio è aumentare soprattutto il costo metabolico e la produzione di lattato.

Modificazione della traslazione della curva di clearance del lattato in seguito ad un intervento di allenamento di 10 settimane con focus aumento volume settimanale del 15%.

Come leggere la gerarchia degli stimoli

I simboli utilizzati nella presentazione rappresentano una gerarchia qualitativa, non percentuali precise di miglioramento.

Non significa, per esempio, che tre frecce producano un adattamento tre volte superiore rispetto a una freccia.

La sintesi serve piuttosto a evidenziare quale leva sembri avere maggiore rilevanza per ciascuna caratteristica della curva:

Livello di influenza di ciascun intervento sulle modificazioni delle caratteristiche della curva di clearance del lattato

Il messaggio centrale è che non esiste un unico allenamento della clearance.

Dipende dalla parte della curva che vogliamo modificare.

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Quale allenamento migliora realmente la clearance?

Non è possibile identificare una singola seduta universale.

L’obiettivo deve essere definito a partire dal profilo dell’atleta.

Quando serve aumentare il picco

Un picco basso può indicare una limitata capacità complessiva di utilizzare lattato alla propria intensità ottimale.

In questo caso, la priorità potrebbe essere costruire una maggiore capacità ossidativa attraverso un adeguato volume aerobico, mantenendo una quota di lavoro a intensità medio-alta coerente con il livello dell’atleta.

Il volume non deve però essere inteso semplicemente come più ore.

Deve essere un volume assimilabile, progressivo e compatibile con il recupero.

Quando serve ampliare la base

Un atleta potrebbe avere un buon picco, ma perdere rapidamente capacità di clearance quando la potenza aumenta.

In questo caso, l’obiettivo può diventare mantenere una buona capacità di utilizzo del lattato in un intervallo più ampio di intensità.

Gli stimoli medio-alti sembrano avere un ruolo particolarmente importante, perché obbligano il sistema aerobico a operare mentre cresce anche la produzione glicolitica.

L’intensità deve però restare controllata: se la produzione supera ampiamente la capacità di utilizzo, la seduta si trasforma soprattutto in un lavoro di accumulo.

Quando serve spostare la curva verso destra

La traslazione è particolarmente importante per gli atleti che devono recuperare e utilizzare lattato mantenendo potenze assolute elevate.

Non si tratta solamente di recuperare più velocemente da fermi.

Si tratta di recuperare continuando a pedalare forte.

Questo adattamento richiede una combinazione tra:

  • grande base aerobica;
  • sufficiente volume;
  • esposizione progressiva a intensità medio-alte;
  • controllo della componente glicolitica.
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Clearance e gestione dei recuperi

La conoscenza della curva può modificare la prescrizione dei recuperi tra gli intervalli.

Se il recupero è troppo blando, la richiesta ossidativa potrebbe essere insufficiente per massimizzare l’utilizzo del lattato.

Se è troppo intenso, la produzione glicolitica può aumentare e ridurre la clearance netta.

L’intensità ottimale di recupero dipende quindi dalla collocazione individuale del picco.

Per alcuni atleti potrebbe trovarsi nella parte bassa della Z2. Per altri potrebbe essere più vicina a FATmax. Per altri ancora, soprattutto dopo sforzi molto intensi, potrebbe essere necessario iniziare con una fase più leggera e aumentare successivamente la potenza.

La scelta tra recupero attivo e passivo non dovrebbe quindi essere ideologica.

Dipende dall’obiettivo della seduta:

  • se vogliamo mantenere elevata la componente aerobica, può essere utile un recupero attivo;
  • se vogliamo ripristinare maggiormente la capacità glicolitica prima della ripetizione successiva, può essere necessario ridurre maggiormente l’intensità;
  • se l’atleta produce lattato molto rapidamente, un recupero apparentemente moderato potrebbe essere già troppo intenso.
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Il limite di prescrivere dalla sola concentrazione di lattato

Due atleti possono raggiungere la stessa concentrazione di lattato attraverso processi molto diversi.

Uno potrebbe produrne molto e smaltirne molto.

Un altro potrebbe produrne poco e smaltirne poco.

La concentrazione finale potrebbe essere simile, ma il significato fisiologico sarebbe differente.

Per questo una singola misurazione non consente di ricostruire completamente la dinamica dei flussi.

La lettura dovrebbe integrare:

  • concentrazione di lattato;
  • intensità e durata dello sforzo;
  • andamento durante il recupero;
  • V’O₂max;
  • V’Lamax;
  • MLSS;
  • composizione corporea;
  • profilo prestativo dell’atleta.

Il lattato è quindi un’informazione importante, ma deve essere inserito in un modello fisiologico più ampio.

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La nostra filosofia: non allenare un numero, ma modificare una curva

Nella nostra concezione dell’allenamento non ci interessa applicare a tutti lo stesso protocollo per “migliorare lo smaltimento del lattato”.

Prima dobbiamo capire quale caratteristica rappresenta realmente il limite.

L’atleta ha un picco troppo basso?

La curva è sufficientemente alta, ma troppo stretta?

La clearance scompare a potenze troppo basse?

Il problema è la capacità di utilizzo o l’eccessiva produzione glicolitica?

Una seduta può aumentare la richiesta aerobica, ma anche attivare eccessivamente il sistema glicolitico. Un recupero attivo può favorire la clearance, ma può anche diventare troppo intenso. Un’elevata quantità di lavoro in soglia può ampliare il range metabolico, ma può produrre più fatica che adattamento se non è sostenuta da una base aerobica adeguata.

Per questo non partiamo dal protocollo.

Partiamo dalla fisiologia dell’atleta e dalla caratteristica della curva che vogliamo modificare.

Lo stesso lavoro può rappresentare uno stimolo utile per un atleta e un carico eccessivamente glicolitico per un altro.

L’obiettivo non è semplicemente vedere il lattato diminuire più velocemente dopo uno sforzo.

L’obiettivo è permettere all’atleta di:

  • utilizzare più lattato;
  • farlo in un intervallo più ampio di intensità;
  • mantenere la clearance a potenze superiori;
  • controllare l’accumulo quando supera la MLSS;
  • recuperare senza perdere capacità di produrre potenza.
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Conclusioni

La clearance del lattato non è una capacità fissa e non è rappresentata da un singolo valore.

È una curva determinata dall’interazione tra produzione e rimozione.

Il suo andamento può essere sintetizzato in tre caratteristiche: picco, ampiezza e traslazione.

Il picco descrive la massima clearance netta.

L’ampiezza indica il range di intensità nel quale il bilancio rimane favorevole.

La traslazione mostra a quale potenza assoluta l’atleta riesce ancora a utilizzare lattato efficacemente.

Il volume sembra rappresentare una leva centrale per aumentare il picco e spostare la curva verso destra, mentre il lavoro a intensità medio-alta assume particolare importanza per ampliare il range nel quale la clearance rimane positiva.

La composizione corporea può influenzare soprattutto il valore espresso in mmol/L/min attraverso lo spazio di diluizione, ma deve essere interpretata senza confondere la variazione della concentrazione con un identico miglioramento della funzione cellulare.

La vera domanda, quindi, non è:

Qual è il miglior allenamento per smaltire il lattato?

La domanda corretta è:

Quale parte della curva dobbiamo modificare in questo atleta per migliorare la sua prestazione?

Perché allenare la clearance non significa applicare un protocollo standard.

Significa modificare in modo mirato l’interazione tra sistema aerobico, produzione glicolitica e richieste specifiche della gara.

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